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Psicologia della Gestalt
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La mwawpsicologia della Gestalt (dal mwbatedesco mwbqGestaltpsychologie, "psicologia della forma" o "rappresentazione") è una corrente mwbgpsicologica incentrata sui temi della mwbwpercezione e dell'mwcaesperienza. Nata e sviluppatasi agli inizi del mwcqXX secolo in mwcgGermania (nel periodo tra gli mwcwanni dieci e gli mwdaanni trenta), proseguì la sua articolazione negli mwdqStati Uniti, territorio nel quale i suoi principali esponenti erano immigrati durante il periodo delle persecuzioni mwdgnaziste.

Contents

Storia
Note

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Storia

La parola mwegGestalt fu usata per la prima volta, come termine tecnico, da mwewErnst Machcite-ref-1[1]. In seguito mwgaEdmund Husserlcite-ref-2[2] e mwhqChristian von Ehrenfelscite-ref-3[3] ripresero il termine da Mach nelle loro teorie psicologiche a fondamento filosofico. Deriva dal verbo mwiggestalten, che significa "mettere in forma" o "dare una struttura significante"cite-ref-4[4].

Fondatori della psicologia della mwkaGestalt sono di solito considerati mwkqMax Wertheimer e i suoi allievi mwkgKurt Koffka e mwkwWolfgang Köhler, che sono stati certamente i principali promotori e teorizzatori scientifici di questa corrente di ricerca in mwlapsicologia. I loro studi psicologici si focalizzarono soprattutto sugli aspetti percettivi e del mwlqragionamento/mwlgrisoluzione di un problema. La mwlwGestalt contribuì a sviluppare le indagini sull'mwmaapprendimento, sulla mwmqmemoria, sul mwmgpensiero e nell'ambito della mwmwpsicologia sociale.cite-ref-g-5-0[5]

L'idea portante dei fondatori della psicologia della mwoqGestalt, cioè che l'insieme fosse differente, nuovo o altro (e non mwogmaggiore quantitativamente né mwowmigliore qualitativamente) rispetto alla somma delle singole parti,cite-ref-k-hler-6-0[6] in qualche modo si opponeva al modello dello mwqastrutturalismo, diffusosi dalla fine dell'mwqqOttocento, e ai suoi principi fondamentali, quali l'mwqgelementarismo. Da qui la famosa massima: "Il tutto è mwqwdiverso dalla somma delle sue parti" (mwraDas Ganze unterscheidet sich von der Summe seiner Teile) per evitare l'equivoco con "Il tutto è mwrqpiù che la somma delle sue parti" (mwrgDas Ganze ist mehr als die Summe seiner Teile).cite-ref-k-hler-6-1[6]

Le teorie della mwtaGestalt si rivelarono altamente innovative, in quanto rintracciarono le basi del mwtqcomportamento nel modo in cui viene percepita la mwtgrealtà, anziché per quella che è realmente; quindi il primo pilastro della teoria della mwtwGestalt fu costruito sullo studio dei processi percettivi e in una percezione immediata del mondo fenomenico.cite-ref-7[7]

Il modello teorico della mwvqGestalt riguardante l'apprendimento si oppose a quello mwvgcomportamentista, secondo il quale gli animali risolvevano le problematiche con un criterio costituito da tentativi ed errori, proponendo invece un criterio di spiegazione formato dal pensiero, dalla comprensione e dall'mwvwintuizione. Nel settore della psicologia sociale le teorie della mwwaGestalt entrarono in conflitto con quelle comportamentiste, che prevedevano di spiegare il comportamento sociale solo in base alle gratificazioni sociali, quali l'elogio e l'approvazione, e proposero invece la mwwqteoria dell'attribuzione che metteva in risalto le mwwgsensazioni, le percezioni, gli obiettivi, le mwwwintenzioni, le convinzioni, le motivazioni e le mwxacredenze.cite-ref-g-5-1[5]

Successivamente, importanti studi furono condotti da mwygLewin con la mwywteoria del campo e mwzaGoldstein con una teoria della mwzqpersonalità secondo la quale l'intero mwzgorganismo partecipa al suo comportamento.

In seguito, a partire dagli anni sessanta, la mwaaGestalt soffrì per alcuni decenni della sua difficoltà a misurarsi con l'avanzato metodo sperimentale e gli approcci mwaqpsicometrici utilizzabili dal nascente movimento mwagcognitivista; il suo modello di mwawmwbateoria della mente si dimostrò dunque meno euristico di quello del cognitivismo, in tutti i settori che non fossero legati alla psicologia della mwbqpercezione. Solo in quest'ultimo ambito, per via di alcune difficoltà a spiegare alcuni fenomeni percettivi in un'ottica strettamente cognitivista, la mwbgGestalt ha recuperato un limitato interesse alla fine del XX secolo. Interessante appare infatti l'attenzione agli mwbwaspetti fenomenici della percezione, che il cognitivismo ha in parte trascurato nel suo programma di ricerca, anche se le teorie sui campi elettrici del mwcacervello hanno perso, col passare degli anni, la considerazione da parte dei mwcqfisiologi.

Elementi teorici

Per la psicologia della mweqGestalt non è corretto dividere l'mwegesperienza umana nelle sue componenti elementari e occorre invece considerare l'intero come fenomeno sovraordinato rispetto alla somma dei suoi componenti: "Il tutto è mwewdiverso dalla somma delle sue parti" (posizione del mwfamolarismo epistemologico o mwfqmwfgemergentismo) allo stesso modo in cui le caratteristiche di una società non corrispondono a quelle degli individui che la costituiscono. Quello che noi siamo e sentiamo, il nostro stesso comportamento, sono il risultato di una complessa organizzazione che guida anche i nostri processi di pensiero. La stessa mwfwpercezione non è preceduta dalla sensazione ma è un processo immediato – influenzato dalle passate esperienze solo in quanto queste sono lo sfondo dell'esperienza attuale – che deriva dalla mwgaGestalt, come combinazione delle diverse componenti di un'esperienza reale-attuale. La capacità di percepire un oggetto quindi deve essere rintracciata in una organizzazione precedentemente posseduta dal sistema nervoso e non da una banale immagine focalizzata dalla mwgqretina.cite-ref-g-5-2[5]

Per comprendere il mondo circostante si tende a identificarvi mwhwforme secondo schemi che ci sembrano adatti - scelti per imitazione, apprendimento e condivisione - e attraverso simili processi si organizzano sia la percezione che il pensiero e la sensazione; ciò avviene di solito del tutto inconsapevolmente.

Con particolare riferimento alle percezioni visive, le mwiqregole principali di organizzazione dei dati percepiti sono:

1. mwjabuona forma (la struttura percepita è sempre la più semplice);
2. mwjgprossimità (gli elementi sono raggruppati in funzione delle distanze);
3. mwkasomiglianza (tendenza a raggruppare gli elementi simili);
4. mwkgbuona continuità (tutti gli elementi sono percepiti come appartenenti ad un insieme coerente e continuo);
5. mwladestino comune (se gli elementi sono in movimento, vengono raggruppati quelli con uno spostamento coerente);
6. mwlgfigura-sfondo (tutte le parti di una zona si possono interpretare sia come oggetto sia come sfondo);
7. mwmamovimento indotto (uno schema di riferimento formato da alcune strutture che consente la percezione degli oggetti);
8. mwmgpregnanza (nel caso gli stimoli siano ambigui, la percezione sarà buona in base alle informazioni prese dalla retina).

Queste regole sono utili per spiegare diverse mwnaillusioni ottiche.

La Gestalt in Italia

Tra gli studiosi italiani della Teoria della mwpqGestalt sono da ricordare almeno mwpgFabio Metelli, per studi nel campo della percezione visiva, ed in tempi recenti mwpwGaetano Kanizsa, dei cui studi è particolarmente noto il fenomeno percettivo detto mwqaTriangolo di Kanizsa. Altri autori di rilievo, che hanno contribuito a diffondere lo studio della Teoria della mwqqGestalt nelle università italiane, sono mwqgPaolo Bozzi e mwqwGiovanni Bruno Vicario. Alla diffusione della mwraGestalt in Italia contribuì anche mwrqCesare Musatti, comunque più noto per il suo impegno di psicoanalista. mwrgNino Di Salvatore (fondatore della mwrwScuola politecnica di design di Milano nel 1954) effettuò studi di Scienza della Visione.

La psicologia della mwsqGestalt, per via dell'influenza e delle tradizioni di ricerca avviate da questi grandi maestri, rappresentò uno dei principali programmi di lavoro della psicologia sperimentale italiana tra gli anni cinquanta ed i primi anni ottanta, prima di essere progressivamente sostituita dal mwsgcognitivismo.

La Gestalt e Lucrezio

Il fatto che dai sensi provenga la certezza massima e l'origine della verità lo ritroviamo in mwtgLucrezio (mwtwDe rerum natura, IV) ed è stata fatta una relazione tra questa sua concezione e la mwuaGestalt: «Anche l'animo è, essenzialmente, senso: senso attenuato, ma sempre e solo senso. Come tale, dovrebbe partecipare dell'infallibilità del senso, e non errare. Comunque, rimane geniale l'attribuzione dell'errore ad un'aggiunta interpretatrice dell'anima. Concetto che ha delle relazioni con la relativa mwuqgnoseologia mwugaristotelica e con le moderne teorie della forma (Gestaltheorie)».cite-ref-8[8]

Sviluppi successivi

Le teorie della percezione della mwwqGestalt sono criticate da alcune comunità scientifiche, come ad esempio il mwwgcognitivismo e le mwwwneuroscienze computazionali, per essere descrittive piuttosto che esplicative della natura. Per questa ragione, esse sono viste da alcuni come ridondanti o disinformative. Per esempio, Bruce, Green e Georgesoncite-ref-bruceetal-9-0[9] concludono nel seguente modo, per quanto riguarda l'influenza della teoria della mwyaGestalt nello studio della percezione visiva:

mwyw"La teoria fisiologica dei gestaltisti è caduta per strada, lasciandoci con una serie di principi descrittivi, ma senza un modello di trasformazione percettiva. In effetti, alcune delle loro "leggi" di organizzazione percettiva suonano vaghe e inadeguate. Cosa si intende, ad esempio, con forma 'buona' o 'semplice'?"

Campi di applicazione

Arte [ 10 ] [ 11 ]

Fotografia [ 12 ] [ 13 ]

Graphic Design [ 14 ] [ 15 ] [ 16 ] [ 17 ]

Architettura [ 18 ] [ 19 ]

Note

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Collegamenti esterni

• citerefbritannica-com(EN) Gestalt psychology, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc.
• citerefenciclop-dia-ita-cultural(PT) Psicologia della Gestalt, su Enciclopédia Itaú Cultural, Itaú Cultural.
• mwae8L'associazione italiana di Teoria della Gestalt, su gestalttheory.net.
• mwafePrima Lezione di base sulla Psicologia della Gestalt, su youtube.com.